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Fabrizia Abbate offre un
percorso di lettura facile ed avvincente della filosofia
politica di Martha Nussbaum, a partire dalla provocazione
di affermare e difendere la compassione come il vincolo
politico fondamentale della democrazia occidentale.
Martha Nussbaum è oggi fra
ì filosofi che più destano la curiosità del mondo
accademico e politico. I suoi testi tradotti in italiano
sono richiestissimi nei corsi accademici e citati come
letteratura di riferimento soprattutto per quanto
riguarda gli studi sociali, l'impegno femminista e la
«teoria delle capacità», sulla quale Nussbaum lavora con
il premio Nobel per l'Economia Amartya Sen.
Per far nascere «l'occhio'
della compassione» nei cittadini occorre stimolare la
loro capacità di immaginazione, come avveniva nel mondo
antico, quando le tragedie greche spronavano i cittadini
ateniesi a riflettere sui casi umani e sui comportamenti
etici. Le tragedie si calavano infatti all'interno del
tessuto cittadino della democrazia ateniese ed erano
destinate ad alimentare i valori civili che sostenevano
le dinamiche governative e il progresso civico delle
istituzioni ateniesi. Fabrizia Abbate si chiede se è
possibile riproporre oggi, nello scenario allargato e
multiforme delle nostre democrazie, quel connubio tra
l'immaginazione letteraria e la responsabilità politica.
La letteratura e
l'immaginazione che essa promuove possono ricoprire un
ruolo politico nella società globalizzata e
multiculturale? Si può auspicare che le istituzioni
scolastiche ed universitarie dei paesi occidentali
investano nell'educazione all'immaginazione così come
investono nell'apprendimento delle materie economiche e
giuridiche? Oggi che la globalizzazione orienta verso
dinamiche sociali del tutto nuove, che il destino politico
delle democrazie si trova inevitabilmente a fare i conti
con le culture non occidentali, con le minoranze, le
etnie, le differenze razziali e sessuali, la proposta
originale di Martha Nussbaum, spiegata e dibattuta
abilmente in questo libro, è quella di rivalutare una
componente del pensiero, senza la quale la razionalità
scientifica sembra essere davvero inadeguata per
rispondere da sola alle questioni urgenti
del pianeta.
Fabrizia Abbate,
nata a Roma nel 1973, Insegna Estetica presso
la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università
Roma Tre. Laureata in Filosofia, ha conseguito il
dottorato di ricerca in Etica e Antropologia. Con la
nostra casa editrice ha già pubblicato la monografia
Raccontarsi fino alla fine. Studi sull'identità narrativa
in Paul Ricoeur (1998).
È autrice di vari saggi e
articoli per riviste e volumi collettanei (Sclerosi
dell'immagine. La tentazione di rubare a se stessi, in AA.VV.,
Wim Wenders, Ente dello Spettacolo Editore, Roma
1997; La porta stretta. Identità e ulteriotità
nell'ultimo Ricoeur, in AA.VV., Passione dell'originario, Studium, Roma 2000;
Finzione e ruolo. A partire da
Martha Nussbaum, in AA.VV., Amore ed Empatia, Franco
Angeli, Milano 2003; Il vincolo politico della Compassione
tra la casa e il mondo, in AA.VV., Pensare la differenza, Effatà Editrice, Torino 2004).
Giornalista-pubblicista,
ha curato lo sviluppo editoriale del film Papa Giovanni XXIII (successo televisivo di Rai Uno nel 2002); ha
collaborato con Rai SAT e attualmente è impegnata nel
programma d'informazione di prima serata di Rai Due.
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