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Che cosa significa essere una
persona? In quale misura i legami sociali, culturali,
religiosi determinano il profilo e gli orizzonti
dell'identità umana? Da dove attingiamo i valori che
orientano la nostra esistenza? Sono il frutto di
imprevedibili scoperte o di sovrane invenzioni? Qual è
l'atteggiamento appropriato nei riguardi di chi rivendica
una tutela giuridica della propria diversità culturale? Le
democrazie liberali devono fingersi "cieche", ovvero
mostrarsi "ospitali" nei confronti di tali richieste?
Tutte le questioni salienti del dibattito etico-politico
odierno hanno trovato nella riflessione di Charles Taylor
un'originale e meditata attenzione. Il pensatore canadese,
spesso affiliato sbrigativamente a questa o a quella
famiglia culturale (comunitarismo, storicismo,
ermeneutica), possiede in realtà un solido ancoraggio,
ancorché non ostentato, nella tradizione
metafisico-religiosa.
Il saggio di Nevio Genghini
rende giustizia alle fonti "classiche" del discorso
tayloriano, fonti peraltro restaurate in un serrato
confronto, insieme critico e simpatetico, con gli ideali
della modernità. Dalla ricerca emerge una filosofia della
persona e dell'azione per nulla allineata con lo "spirito
dei tempi": a quanti celebrano la "liquidità" e
"contingenza" di tutte le certezze morali Taylor rammenta
sia il carattere ineluttabile del rapporto tra l'io e il
bene, sia la distintiva natura del bene, che è tale - in
tutte le sue molteplici e talora dissonanti figure -
perché non è mai a nostra completa disposizione.
Nevio Genghini (1958),
dottore di ricerca in Filosofia e scienze umane, insegna
storia e filosofia nel Liceo classico "Giulio Cesare" di
Rimini e Analisi del linguaggio politico presso
l'Università di Urbino. Ha pubblicato, tra l'altro,
Verità e consenso.
La controversia sui fondamenti morali dell'ordine
politico,
Cseo, Bologna 1989.
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