Una delle figure
più raccontate dalla storia del cinema è quella di Gesù
di Nazareth. Dalla nascita della Settima Arte, infatti,
fino alla nostra contemporaneità, il volto e la vita di
Gesù sono stati rappresentati infinite volte sul grande
schermo, sempre attraverso sguardi inediti e con
estetiche differenti.
Dai fratelli
Lumière in poi è stato tutto un susseguirsi di autori
che hanno deciso di accostarsi alla figura di Gesù e al
suo mistero per cercare di renderla in immagini, ognuno
secondo il proprio punto di vista e la propria
sensibilità. Si è assistito alle grandi ricostruzioni da
kolossal del cinema americano della classicità,
strabordanti di colori, musiche, ricostruzioni
scenografiche; si è poi passati ad un modello di
riproposizione più scarno, depotenziato di ogni retorica
ed artificiosità, attraverso le rivisitazioni dei grandi
autori della modernità europea, come Pasolini o
Rossellini; per arrivare alle versioni attualizzate
postmoderne, come il Cristo "hippie" di Jesus Christ
Superstar o il Cristo troppo umano di Scorsese, fino
al Cristo completamente sfigurato dal sangue e nel
sangue nell'ultima versione di Mel Gibson. In poco più
di cento anni di storia del cinema, più di trenta sono
state le pellicole dedicate direttamente a Gesù e alla
sua figura, e dalle prime Passioni mute fino a quelle
contemporanee il volto e la figura di Gesù sono stati
completamente modificati e hanno assunto sempre nuove
visualizzazioni estetiche.
La lettura di
questi film "cristologici" permette di osservare, in
filigrana, come sia cambiata la sensibilità religiosa, e
non solo, della nostra società. Se è vero, infatti, che
il cinema è uno specchio della società, o perlomeno è un
mezzo che mette in scena la società e il suo "visibile",
attraverso la lettura dei film dedicati a Cristo si può
analizzare come
la nostra realtà si sia evoluta e quali cambiamenti di
mentalità l'abbiano caratterizzata, soprattutto per quel
che riguarda le tematiche attinenti al sacro e
alla fede.