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SOMMARIO
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BARTOLO CICCARDINI |
Il Giorno della Famiglia. L'autonomia dei corpi intermedi
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483 |
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GIANFRANCO SPAGNESI |
Novità non modernità. La
storia come metodo di conoscenza
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487 |
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GIORGIO CAMPANINI |
Pax Romana fra memoria e
futuro. Nel sessantesimo di fondazione del «ramo intellettuale»
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499 |
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ERNESTO PREZIOSI |
Nuovi confini per laicità e
libertà religiosa
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513 |
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NUOVE IPOTESI DI RICERCA SU ALCIDE DE GASPERI |
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Interventi di Pietro Scoppola, Francesco Malgeri, Roberto Morozzo della Rocca e Sergio Zoppi |
527 |
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IL PUNTO |
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GIAN ENRICO MANZONI |
Esami 2007 |
549 |
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BIOETICA E BIOGIURIDICA |
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LEONARDO NEPI |
Consenso informato e testamento biologico. Paternalismo, contrattualismo e alleanza terapeutica |
555 |
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TESTIMONIANZE |
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SABINO CARONIA |
La preghiera di Chiusano |
589 |
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INCONTRI - Scrittori di frontiera |
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EMILIO VINCIGUERRA |
Giorgio Pressburger: dai
fatti d'Ungheria alla metamorfosi linguistica
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599 |
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INTERVENTI CRITICI |
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MARCO TESTI |
Indagine sul continente laicità
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621 |
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VALERIO DE CESARIS |
La Chiesa di Roma e gli anni di Paolo VI |
624 |
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PAOLO MICCOLI |
Gli scritti filosofici di Humboldt
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627 |
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PAOLO MICCOLI |
La biografia intellettuale di
Giorgio Colli
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630 |
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MARINA MARCHIOR1 |
Letture critiche della Divina
Commedia |
632 |
NUOVE IPOTESI DI RICERCA SU DE GASPERI
E “SCRITTORI DI FRONTIERA” NEL NUOVO NUMERO DI “STUDIUM”
La
rivista Studium (n. 4/2007), arrivata in questi giorni
in libreria, si
apre con l’editoriale di Bartolo Ciccardini (Il Giorno
della famiglia.
L’autonomia dei corpi intermedi), a cui fanno seguito i
saggi di Gianfranco
Spagnesi (Novità non modernità. La storia come metodo di
conoscenza), di
Giorgio Campanini (Pax Romana tra memoria e futuro. Nel
sessantesimo di
fondazione del ramo intellettuale di Pax Romana) e di
Ernesto Preziosi
(Nuovi confini per laicità e libertà religiosa).
Si
profila una vera e propria sezione, che analizza la
complessa evoluzione
della società contemporanea dal punto di vista politico,
storico, sociale, e
più in generale nel rapporto tra Stato e Chiesa.
Degna di nota è l’attenzione che viene riservata
successivamente alla figura
di Alcide De Gasperi con la pubblicazione dei testi
delle relazioni che sono
state tenute il 17 aprile scorso nel Seminario di
studio, presso l'Istituto
Luigi Sturzo di Roma da Pietro Scoppola, Francesco
Malgeri, Roberto Morozzo
della Rocca e Sergio Zoppi. L’incontro è nato
nell’occasione della
presentazione dei due interessanti volumi: L'altro De
Gasperi di Stefano
Trinchese (ed. Laterza) e De Gasperi e la ricostruzione.
(1943-1948) di
Diomede Ivone e Marco Santillo (ed. Studium).
La
ricostruzione degli anni giovanili (il De Gasperi del
“periodo
asburgico”), rileva in particolare Scoppola, evidenzia
tre elementi
fondamentali della formazione umana e politica
degasperiana: 1) La forte e
intensa fede personale, non sociologica: “De Gasperi non
era cattolico per
appartenenza, era cattolico per forte convinzione
interiore”; 2) il concetto
di democrazia: De Gasperi supera l'idea di democrazia
come “actio benefica
in populum” (Leone XIII, enciclica “Graves de communi”)
e fa sua
l'esperienza degli Abbés democrats francesi della
democrazia come azione
“pour le peuple et par le peuple” ossia “azione per il
popolo che nasce
dalla partecipazione attiva del popolo”; 3) il modo di
intendere il rapporto
tra nazione e Stato: De Gasperi vive “con forza il
sentimento e
l'appartenenza italiani, ma non li sente necessariamente
separati dalla
possibilità di una convivenza con altre appartenenze”.
Insomma, accettava di
stare da italiano nell'impero, ma c'è da chiedersi –
sottolinea Scoppola -
se questo sentimento, così lontano ad esempio
dall'esperienza mazziniana,
non risulti più moderno e più aperto oggi che si va
verso una realtà
europea.
Malgeri mette in risalto soprattutto l'attenzione di De
Gasperi per la
politica estera.
Morozzo della Rocca sottolinea il De Gasperi “demiurgo
della ricostruzione”.
Zoppi, infine, rimarca il ruolo di “grande educatore
politico” svolto dallo
statista.
Nella sezione “Il Punto” vengono proposti un equilibrato
esame di Gian
Enrico Manzoni (Esami 2007) sulle novità introdotte dal
ministro della
Pubblica Istruzione Fioroni in materia di esame di Stato
e un’ampia
ricostruzione di Leonardo Nepi (Consenso informato e
testamento biologico.
Paternalismo, contrattualismo e alleanza terapeutica)
dell’acceso dibattito
sul rapporto tra medico e paziente.
Sabino Caronia (La preghiera di Chiusano) ricorda la
figura di Italo
Alighiero Chiusano, ripercorrendo lo svolgimento della
sua narrativa.
Nella sezione “Incontri - Scrittori di frontiera” Emilio
Vinciguerra pone
all’attenzione dei lettori il narratore, drammaturgo e
regista teatrale
Giorgio Pressburger.
Ungherese di origine ebraica, Pressburger vive in Italia
dal 1956 e si sente
ed è ormai italiano a tutti gli effetti. Apparso sulla
scena letteraria
con un libro di racconti (Storie dell'Ottavo Distretto)
e con un romanzo
breve (L'elefante verde), scritti a quattro mani insieme
al fratello gemello
Nicola, Giorgio Pressburger vanta una ricca produzione
come narratore, come
drammaturgo, come saggista e una intensa attività come
regista nei
principali teatri italiani di prosa e di lirica. Al
centro del saggio, che
comprende anche un ampio colloquio-intervista, ci sono
il rapporto con la
fede, la drammatica rivolta ungherese del 1956, il
parallelismo tra nazismo
e comunismo, il ruolo dell'ebraismo nella cultura
europea e la tragedia
della Shoah, infine, lo straniamento e la fatica degli
“scrittori di
frontiera”, di quegli scrittori cioè che per
costrizione, ma in qualche caso
anche per libera scelta, si trovano a vivere in un
contesto sociale diverso
da quello di origine e a scrivere in una lingua diversa
da quella “madre”.
Particolarmente sentito il discorso sui devastanti esiti
prodotti da nazismo
e comunismo. Prendendo spunto dalle affermazioni
dell'ebreo-ungherese Imre
Kertész, premio Nobel per la letteratura nel 2002,
sopravvissuto per puro
caso ad Auschwitz e Buchenwald, che equipara
sostanzialmente i due regimi
dittatoriali, Pressburger sottolinea il diverso punto di
partenza dei due
sistemi ma condivide il giudizio negativo su entrambi:
“Il comunismo puntava
a creare un uomo nuovo al riparo dalle
ingiustizie. Se fosse nato davvero anch'io sarei stato
d'accordo. Quell'uomo
nuovo, però, non è mai nato e al suo posto, invece, è
cresciuto un uomo
vecchio con volontà omicide non domate e in certi casi
addirittura
suscitate”. Pressburger rivendica quindi il carattere
assolutamente
spontaneo e popolare della rivolta di Budapest del 1956
e critica
l'atteggiamento antisionista della sinistra italiana,
che ritiene un
retaggio dello stalinismo.
Infine, il discorso sugli “scrittori di frontiera”, una
schiera vastissima
nella letteratura del Novecento che annovera una miriade
di nomi di primo
piano: Beckett, Ionesco, Kosinski, Célan, Amery, Svevo,
Ishiguro, Ondaatje,
Konrad, Nabokov, Singer, Marai, ecc. Pressburger li
raggruppa in “nove
tipologie”: si va da Beckett, con “l'universo astratto
di Godot”, a Ionesco,
con il “nuovo essere” goffo e ridicolo capace solo di
scimmiottare frasi
fatte e luoghi comuni della nuova lingua, il francese
(La cantatrice
calva, Il rinoceronte, ecc.); dalla impossibilità di
superare l'esperienza
dell'Olocausto, che consumò Célan e Amery (morti
suicidi), alle oscurità
dell'animo umano e alle ossessioni di Konrad (Cuore di
tenebra, Lord Jim) e
Nabokov (Lolita); dall'adesione alla nuova realtà
linguistica senza
condizionamenti emotivi di Ondaatje (Il paziente
inglese) e Ishiguro (Quel
che resta del giorno) al senso di inesistenza di
Kosinski (Oltre il
giardino). Nella classifica di Pressburger, con una
certa sorpresa, figurano
anche Gadda e Pasolini, “esempi di riuscitissima
commistione tra lingua
letteraria e dialetto”.
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