Nella
disciplina del «restauro architettonico» si assiste ad
un confronto-scontro fra posizioni spesso distanti. per
le esperienze tanto diverse di chi promuove il restauro
«archeologico» di ripristino e quelli che fanno
prevalere i procedimenti fisico-chimici di conservazione
dei materiali per risolvere i problemi dei loro degrado.
Si rende necessario, a questo punto, considerare in modo
nuovo ogni problema, specificando un preciso metodo di
conoscenza da premettere a qualsiasi operazione
progettuale sulle preesistenze (architetture, città e
territorio). Si definisce, in tal modo, il «restauro
architettonico» come una metodologia progettuale,
fondata sulla conoscenza storica, finalizzata sia alla
conservazione delle manifestazioni del passato della
vita dell'uomo sia alla loro trasformazione.
Ogni intervento sullo spazio fisico costruito esistente.
anche di trasformazione o di ammodernamento, può
rientrare nelle categorie delle operazioni di restauro
delle architetture. Tutto ciò equivale a dire che, al
momento attuale, è necessario ed urgente uscire
dall'ambito troppo ristretto del cosiddetto restauro dei
monumenti, per affrontare quello di tutto il costruito,
della città e del territorio: un'apertura di campo che
si giustifica con la necessità di salvaguardare la
«storicità» dell'ambiente contemporaneo della vita
dell'uomo, affrontandone la necessaria trasformazione
nella continuità del suo processo di divenire,
conosciuto attraverso la storia.
Gianfranco Spagnesi, nato nel 1933, architetto, ha
studiato a Roma, ove si è laureato nel 1957. Libero
docente di Caratteri Stilistici e Costruttivi dei
Monumenti nel 1965, ha insegnato Storia
dell'Architettura nell'Università dell'Aquila dal 1968.
Professore ordinario di questa disciplina (1976)
nell'Università di Firenze. dal 1982 insegna Restauro
Architettonico nell'Università di Roma «La Sapienza».
Presidente del Centro di Studi per la Storia
dell'Architettura dal 1978 al 1992, è stato Direttore
dei dipartimento universitario romano di Storia
dell'Architettura, Restauro e Conservazione dei Beni
Architettonici dal 1993 al 1999. Ha promosso ed
organizzato mostre sull'architettura romana dei XIX secolo (1978), le architetture dipinte di Raffaello (1984)
e il colore degli edifici antichi (1988), oltre a
numerosi convegni di studio Internazionali. Nella sua
attività di ricerca ha svolto studi sulla storia
dell'architettura moderna e contemporanea, su quella
delle città e sul restauro architettonico. Le sue opere
principali sono: Giovanni Antonio De Rossi architetto
romano (1964). L'Aquila, Problemi di (forma e
storia della città (1972), L'architettura a Roma
al tempo di Pio lX (1976, seconda edizione 2000,
nelle nostre collane), Il centro storico di Roma. Il
rione Campo Marzio (1979), La piazza dei
Quirinale e le antiche scuderie papali (1990), Il
quartiere e il Corso del Rinascimento (1994),
Alessandro Specchi e l'alternativa al borrominismo
(1997), Roma, la Basilica di S. Pietro, il Borgo e la
città (2003), inoltre, alcuni suoi saggi sono stati
raccolti nei volumi: Una storia per gli architetti
(1988) e Progetto e architetture dei linguaggio
classico (XV-XVI secolo) (1999).