Tra il gennaio e l'aprile del 1945 i Lager
nazisti svelarono il loro segreto. Il mondo
inorridiva: il nazismo si spegneva nel grido di
orrore che si levava dappertutto di fronte alle
camere a gas e ai crematori. Da allora il frettoloso
giudizio manicheo ha ceduto sempre più il posto a un
esame di coscienza da parte dell'umanità tutta. Ma
il mondo ha conosciuto per intero il «segreto dei
Lager»? Negli
anni del dopoguerra é stato fatto l'elenco degli
orrori e crediamo, ora, di saperne tutto. Ma forse
il vero segreto sfugge ancora, proprio perché si è
cercato di circoscriverlo nei suoi aspetti esterni.
La sua vera dimensione sta, invece, nella
diabolicità del sistema, nella sua tecnica perfetta
e nel suo funzionamento ineccepibile.
Questo libro prende in esame, sulla scorta dl una
vastissima documentazione, il mondo dei campi di
concentramento, la loro struttura e organizzazione, le
tecniche della deportazione e dello sterminio, alla luce
di un'ideologia politica. Cioè come traduzione
pragmatica di una concezione del mondo. L'impostazione
della ricerca é un po' diversa da quella consueta e
contrasta ancor più fortemente con quel corrompimento
della storia nei Lager che è la catalogazione e
descrizione degli orrori, di cui è nutrita una certa
deteriore pubblicistica.
Attenzione particolare viene riservata all'atteggiamento
dei governi e dell'opinione pubblica del tempo, a ciò
che forse si sarebbe potuto fare e non fu fatto; alla
sorprendente presenza, in una situazione di assoluta
precarietà, di un movimento di resistenza interna nei
Lager, ad aspetti generalmente meno noti di questa
incredibile vicenda, quali la sorte degli italiani e
quella degli zingari.
Jaoseph Ratzinger, arcivescovo di Monaco, vide la mente
ordinatrice dei Lager coma la Bestia che il
Veggente dell'Apocalisse indica non con un nome ma con
un numero. Se il «segreto dei Lager» è costituito
dalla Bestia apocalittica, un numero che trasforma gli
uomini in numeri, c'è da temere che essa non sia stata
sconfitta e uccisa, ma che sonnecchi soltanto. In ogni
caso come dice Brecht, non è inaridito il ventre che
l'ha partorita.
Vittorio E. Giuntella (1913-1996) è stato
docente di Storia dell'età dell'illuminismo nella
facoltà di Lettere e Filosofia
dell'università di Roma «La Sapienza» e di Storia
moderna e contemporanea nel Magistero «Maria SS.
Assunta». Si è dedicato a ricerche sul periodo
rivoluzionario e napoleonico e sulla Roma
settecentesca. La sua attenzione si è rivolta anche
alla storia della Resistenza e della deportazione,
ed ha collaborato a riviste specializzate.
Pubblicazioni principali: La giacobina repubblica
Romana (Roma 1951); Assemblee della
Repubblica Romana (Roma 1954 e 1977); Roma
nel Settecento (Roma 1971); Le dolci catene.
Testi della controrivoluzione cattolica in Italia
(1988). Nelle nostre edizioni figurano i volumi:
La città dell'illuminismo (1982) e La
Religione amica della Democrazia (1990).Tenente
degli alpini, dopo l'8 settembre 1943 fu internato
in Lager della Polonia e Germania.
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