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Claudio Siniscalchi

 

 

 IL CINEMA EUROPEO
NELL'EPOCA DELLA SECOLARIZZAZIONE

(1945-1968)

 

Collana La Cultura

 

 

 

pp.131 -€ 13,00
ISBN 978-88-382-4049-2


La storia del cinema europeo, dal neorealismo al Sessantotto, e anche la storia di una serie di problematiche legate alla vita e allo spirito. Il neorealismo rappresenta la rivoluzione estetica dalla quale nasce il cinema moderno. La «politica degli autori» a livello teorico, la successiva «nouvelle vague» e soprattutto il «nuovo cinema» d'autore affermatosi negli anni Sessanta non rappresentano, come molti sostengono, solo una "forma" nuova. La "forma" naturalmente ha una rilevanza non trascurabile. Ma se oltre alle questioni meramente formali, ampliando il campo di osservazione, si evidenziano le tensioni etiche presenti nelle opere cinematografiche, ne viene fuori una storia molto più complessa, caratterizzata da una forte tensione morale e spirituale.

Il neorealismo e animato dal desiderio di guardare in faccia le tragedie umane, e il passo successivo compiuto dalla ricerca del cinema d'autore europeo conduce lo sguardo cinematografico verso la descrizione della libertà di autodeterminazione morale, tratto peculiare della modernità, le cui conseguenze sono intimamente connesse alla negazione etica, alla solitudine spirituale, all'eclissi del sacro. Naturalmente fra i vari autori presi in esame, da Roberto Rossellini a Federico Fellini, da Andrej Tarkovskij a Samuel Beckett, da Jean-Luc Godard a Michelangelo Antonioni, c'e chi vede nell'allontanamento da Dio la vera grande opportunità del moderno, chi, invece, collocandosi sulla sponda opposta, rivendica il primato dello spirituale nella sua ricerca, e chi rimane nel mezzo, oscillando tra le due polarità, senza prendere partito. Alla conclusione di uno straordinario decennio - gli anni Sessanta - di effervescenza, originalità, profondità e creatività incarnate dal cinema d'autore europeo, proprio nel ribollente crogiolo culturale del Sessantotto, alla disumanizzazione estetica finisce per legarsi una virulenta ideologia politica, anticristiana e genuinamente ostile ad ogni fenomeno legato alla sfera del sacro. Il risultato finale, oltre a favorire il progressivo torpore (determinandone la scarsa rilevanza a livello internazionale) del cinema europeo, torpore dal quale ancora non è stato capace di uscire, sarà il rovesciamento della secolarizzazione, con l'aprirsi della nuova fase del risveglio postmoderno della spiritualità.


Claudio Siniscalchi, nato a Roma nel 1959, divide la sua attività professionale tra l'insegnamento universitario e il giornalismo. Insegna Storia e critica del cinema nella LUMSA di Roma. Negli ultimi anni ha collaborato, nella ricerca e nella didattica, con diversi atenei italiani e stranieri, tra i quali il Politecnico di Torino, la Universidad Complutense di Madrid e la University of Southern California di Los Angeles. Ha insegnato inoltre anche presso alcune università pontificie. Scrive assiduamente sul quotidiano «Libero». Il suo ultimo libro è Riflessi del '900. Cinema, avanguardie, totalitarismo (1895-1945) (Soveria Mannelli, 2008). Nelle nostre edizioni figura il volume Gesù di Nazareth nella settima arte (2007), scritto insieme con Paola Dalla Torre.


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