L’obbligo di una lettura della
Commedia
in
grado di coglierne le modifiche intervenute col
passare degli anni costituisce uno dei punti fermi
di questo libro. Al quale si aggiunge l’attenzione
alla tendenza di Dante a costruire un ritratto di se
stesso confacente alla sua immagine pubblica d’intellettualepoeta;
una tendenza operante in particolare dopo l’esilio,
quando il superamento dell’orizzonte fiorentino
coincide con la realtà di uno scrittore che
sorprendiamo alla ricerca di un nuovo ruolo presso
le Corti settentrionali della penisola.
Dal
personaggio infernale di Brunetto Latini a quello
purgatoriale di Marco Lombardo il percorso dantesco
ci accerta di una sensibile trasformazione
culminante nella scelta “cortigiana” del poeta. La
dedica a Cangrande del
Paradiso
e
l’elogio dello scaligero nel canto XVII suggellavano
il carattere eminentemente celebrativo,
encomiastico, di un linguaggio fattosi diretta
espressione del rapporto che Dante intendeva
istituire col suo ospite-mecenate; un rapporto
riassunto esemplarmente nella controfigura di Marco
Lombardo, uomo di corte al riparo da ogni sospetto
di servilismo, depositario di una profonda
conoscenza del mondo, innervata di virtù civili e di
sapere morale.
Petrarca parlerà di libertà interiore, Dante aveva
preferito insistere sulla natura escatologica e
profetica del suo poema, e dunque sul privilegio del
pellegrino,
scriba Dei,
di diffondere la verità del messaggio cristiano. La
sacralità della
Commedia
si
traduceva nelle linee di un’ideologia letteraria
alla quale
guardano
i saggi qui dedicati alla rilettura di singoli
canti. Dante dava fondo alle risorse espressive di
un classicismo giocato fra la soggezione culturale
agli
auctores
e la
coscienza del loro superamento da parte del poeta
cristiano. L’operazione faceva leva sul volgare
letterario e sull’impasto del registro
tragico
col
comico,
nella direzione di un plurilinguismo che,
intrecciando forme alte e basse, dava voce alla
specialissima opzione stilistica dell’autore.
Achille Tartaro ha insegnato Letteratura
italiana nell’Università di Roma «La Sapienza», dove
ha ricoperto anche la cattedra di Filologia e
critica dantesca. Consigliere della Casa di Dante e
collaboratore dell’Istituto della Enciclopedia
Italiana, ha tenuto corsi e seminari su invito di
numerose Facoltà italiane e straniere.
Fra le sue principali pubblicazioni ricordiamo:
Forme poetiche del Trecento
(1971),
Il primo Quattrocento toscano
(1971),
La letteratura civile e religiosa del Trecento
(1972),
Il manifesto di Guittone
(1974),
Leopardi
(1978),
Letture dantesche
(1980),
Boccaccio
(1981),
La prosa narrativa antica
(1984). È autore infine di un’edizione commentata
della
Gerusalemme liberata
(1998).