La
conoscenza, in una società nella quale l'economia si
trasforma in una Knowledge Economy, diventa il
bene sul quale si può e si deve contare per progettare e
attuare una nuova politica di welfare, in grado
di creare già nell'ambito formativo scolastico e
universitario le condizioni di equità educativa,
traducibili successivamente in condizioni di equità
sociale. Il convincimento che l'investimento sul
capitale umano e, in particolar modo, sul bene della
conoscenza, solo apparentemente possa essere riferito ad
interessi prevalentemente personali, in quanto non
sempre spendibile sul piano dello sviluppo professionale
ed economico, è giusto. Tuttavia, la problematica
inerente all'investimento sulle risorse umane e
all'impiego più completo delle stesse ai fini dello
sviluppo individuale e della crescita sociale ed
economica non avrebbe senso, se non fosse riconducibile
all'ipotesi che a risultati positivi si può pervenire in
ambito educativo soltanto se, e nella misura in cui, ai
singoli sia dato modo di non essere emarginati dai
processi di distribuzione di quella the viene oggi
considerata la nuova ricchezza.
ANTONIO A. AUGENTI
LIBERTÁ E PROFESSIONALITÁ DEI DOCENTI
Il diritto alla conoscenza
Libertà, autonomia,
creatività come antidoti/cure all’anoressia, patologia e
condizione dell’odierna professionalità docente: è
questo il motivo conduttore di un saggio che spesso
assume i toni di un
pamphlet dove, con coraggiosa chiarezza,
all’anamnesi e alla diagnosi della scuola e del docente
seguono indicazioni terapeutiche drastiche e
“impopolari”.
La riflessione pone come
punto di partenza un’indagine sistemica sul significato
della formazione nel XXI secolo per approdare al
concetto di welfare
della conoscenza, che supera una fredda definizione di
diritto all’istruzione e alla formazione per percorrere
i sentieri di una conoscenza, definita come «fattore
essenziale ai fini della crescita personale e dello
sviluppo economico e sociale».
Il richiamo a specifici
studi e ricerche in quest’ambito è continuo, va oltre i
confini nazionali e invita il lettore ad approfondimenti
che vanno al di là di una sollecitazione bibiliografica
di superficie per chiamare ad un confronto e ad una
messa in discussione delle proprie convinzioni
personali.
Sotto questo aspetto il
testo riveste un carattere innovativo, in quanto invita
a relazionarsi con gli “addetti ai lavori” in un momento
storico-culturale in cui la scuola è protagonista di
cronache quotidiane dove improvvisati ed estemporanei
“maestrini” di filosofia, sociologia e pedagogia sentono
l’obbligo di formulare teorie, elaborare interpretazioni
e prospettare soluzioni.
Antonio Augenti
sollecita ad andare al di là nel senso comune, si fa
garante di una visione teorica certa e confutabile
attraverso altre visioni teoriche certe, per
riconsegnare scuola e formazione ai protagonisti –
docenti, politici, amministratori –, liberandole dal
consumismo e dalla banalità del “gossip televisivo”.
In questo terreno di
riflessione e proposta si colloca la figura del docente,
che viene delineato come prigioniero di ideologie via
via sempre meno politiche e sempre più
amministrativo-sindacali che “confiscano la libertà” di
elaborare cultura e di trasmettere alle giovani
generazioni conoscenze e competenze da utilizzare in un
universo semantico ad alta complessità.
Il concetto di libertà
d’insegnamento cancella il grigiore di un’astratta
rivendicazione libertaria per sperare i rapporti
burocratici di dipendenza gerarchica ed approdare
nell’ambito delle autonomie che sono prima di tutto
sollecitazione alla competizione, al confronto, alla
creatività.
Nel pluralismo
dell’offerta formativa il docente si riappropria della
professionalità e si libera delle catene del posto di
lavoro per porsi al centro di una scuola che non può più
essere prigioniera di uno Stato che occupa tutti gli
spazi, soffoca attraverso la burocrazia, ma non riesce a
garantire qualità, eccellenza e merito.
Alla domanda su come
poter uscire da una condizione in cui l’identità è
smarrita ed è perso l’orgoglio di «contribuire
risolutamente allo sviluppo culturale del Paese»,
Augenti risponde mettendo a disposizione non solo la sua
attuale esperienza di docente, ma anche un percorso
professionale che lo ha impegnato come responsabile di
politiche educative in ambito nazionale ed europeo.
Il complesso intreccio
tra teorie e pratiche conduce, pertanto, a formulare
quella “proposta impopolare” che caratterizza l’opera.
Rimettere nelle mani dei
docenti il destino della scuola è la soluzione per
capovolgere il trend
attuale, per riportare in orizzontale il piano inclinato
della stima di sé e della propria professione.
Autonomia, nuovi modelli
di reclutamento, differente valutazione della qualità
della prestazione professionale, modi diversi di
retribuzione divengono allora strumenti per una riforma
che non è dettata dall’alto ma risponde alle esigenze
del nostro tempo, un tempo privo di certezze e valori,
immerso nell’informazione, investito da richieste cui è
spesso difficile dare risposta.
La lettura di
Libertà e professionalità dei docenti. Il diritto alla
conoscenza è immediata e di grande
impatto. L’invito alla riflessione è accolto con molta
naturalezza, in quanto i temi affrontati toccano un
quotidiano dove le denunce divengono sempre più obsolete
e “rimboccarsi le maniche” diviene sempre più urgente.
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