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Antonio N. Augenti

 

 

 

 

 LIBERTÁ E PROFESSIONALITÁ
DEI DOCENTI

Il diritto alla conoscenza

 

 

 

 

Collana 'Coscienza del tempo'

 

pp.168 - € 16,50
ISBN 978-88-382-4059-1


La conoscenza, in una società nella quale l'economia si trasforma in una Knowledge Economy, diventa il bene sul quale si può e si deve contare per progettare e attuare una nuova politica di welfare, in grado di creare già nell'ambito formativo scolastico e universitario le condizioni di equità educativa, traducibili successivamente in condizioni di equità sociale. Il convincimento che l'investimento sul capitale umano e, in particolar modo, sul bene della conoscenza, solo apparentemente possa essere riferito ad interessi prevalentemente personali, in quanto non sempre spendibile sul piano dello sviluppo professionale ed economico, è giusto. Tuttavia, la problematica inerente all'investimento sulle risorse umane e all'impiego più completo delle stesse ai fini dello sviluppo individuale e della crescita sociale ed economica non avrebbe senso, se non fosse riconducibile all'ipotesi che a risultati positivi si può pervenire in ambito educativo soltanto se, e nella misura in cui, ai singoli sia dato modo di non essere emarginati dai processi di distribuzione di quella the viene oggi considerata la nuova ricchezza.


Antonio Nicola Augenti, già Direttore Generale presso il Ministero dell'Istruzione, insegna attualmente Diritto dell'Unione Europea presso la Libera Università degli Studi ''San Pio V" di Roma. Ha ricoperto incarichi internazionali, presiedendo, tra I"altro, per tre volte il Comitato educazione a Bruxelles. È insignito del riconoscimento "Le Palmarés" della Repubblica Francese e delta Medaglia d'oro del Presidente delta Repubblica Italiana per l'impegno speso net campo della Scuola e delta Cultura. È autore di numerose pubblicazioni nel settore della scienza dell'educazione, del diritto e della politica europea; ricordiamo tra le altre: Problemi di economia dell'educazione (Le Monnier, 1974), Sistemi di Orientamento in Europa, con Klement Polacek (SEI, 1982), Le parole a recuperare ricordi (Bonacci, 1996), Organizzazioni internazionali e politiche dell'educazione con Luciano Amatucci (Anicia, 1998), L'Europa della seconda età (Sciascia, 2003), L'Unione Europea. Costituzione, governo e promozione del capitale umano, con Eva Pföstl (Anicia, 2005), e Unione Europea ieri oggi domani. Passaggi di tempo (Schena, 2009).


ANTONIO A. AUGENTI

LIBERTÁ E PROFESSIONALITÁ DEI DOCENTI

Il diritto alla conoscenza

Libertà, autonomia, creatività come antidoti/cure all’anoressia, patologia e condizione dell’odierna professionalità docente: è questo il motivo conduttore di un saggio che spesso assume i toni di un pamphlet dove, con coraggiosa chiarezza, all’anamnesi e alla diagnosi della scuola e del docente seguono indicazioni terapeutiche drastiche e “impopolari”.

La riflessione pone come punto di partenza un’indagine sistemica sul significato della formazione nel XXI secolo per approdare al concetto di welfare della conoscenza, che supera una fredda definizione di diritto all’istruzione e alla formazione per percorrere i sentieri di una conoscenza, definita come «fattore essenziale ai fini della crescita personale e dello sviluppo economico e sociale».

Il richiamo a specifici studi e ricerche in quest’ambito è continuo, va oltre i confini nazionali e invita il lettore ad approfondimenti che vanno al di là di una sollecitazione bibiliografica di superficie per chiamare ad un confronto e ad una messa in discussione delle proprie convinzioni personali.

Sotto questo aspetto il testo riveste un carattere innovativo, in quanto invita a relazionarsi con gli “addetti ai lavori” in un momento storico-culturale in cui la scuola è protagonista di cronache quotidiane dove improvvisati ed estemporanei “maestrini” di filosofia, sociologia e pedagogia sentono l’obbligo di formulare teorie, elaborare interpretazioni e prospettare soluzioni.

Antonio Augenti sollecita ad andare al di là nel senso comune, si fa garante di una visione teorica certa e confutabile attraverso altre visioni teoriche certe, per riconsegnare scuola e formazione ai protagonisti – docenti, politici, amministratori –, liberandole dal consumismo e dalla banalità del “gossip televisivo”.

In questo terreno di riflessione e proposta si colloca la figura del docente, che viene delineato come prigioniero di ideologie via via sempre meno politiche e sempre più amministrativo-sindacali che “confiscano la libertà” di elaborare cultura e di trasmettere alle giovani generazioni conoscenze e competenze da utilizzare in un universo semantico ad alta complessità.

Il concetto di libertà d’insegnamento cancella il grigiore di un’astratta rivendicazione libertaria per sperare i rapporti burocratici di dipendenza gerarchica ed approdare nell’ambito delle autonomie che sono prima di tutto sollecitazione alla competizione, al confronto, alla creatività.

Nel pluralismo dell’offerta formativa il docente si riappropria della professionalità e si libera delle catene del posto di lavoro per porsi al centro di una scuola che non può più essere prigioniera di uno Stato che occupa tutti gli spazi, soffoca attraverso la burocrazia, ma non riesce a garantire qualità, eccellenza e merito.

Alla domanda su come poter uscire da una condizione in cui l’identità è smarrita ed è perso l’orgoglio di «contribuire risolutamente allo sviluppo culturale del Paese», Augenti risponde mettendo a disposizione non solo la sua attuale esperienza di docente, ma anche un percorso professionale che lo ha impegnato come responsabile di politiche educative in ambito nazionale ed europeo.

Il complesso intreccio tra teorie e pratiche conduce, pertanto, a formulare quella “proposta impopolare” che caratterizza l’opera.

Rimettere nelle mani dei docenti il destino della scuola è la soluzione per capovolgere il trend attuale, per riportare in orizzontale il piano inclinato della stima di sé e della propria professione.

Autonomia, nuovi modelli di reclutamento, differente valutazione della qualità della prestazione professionale, modi diversi di retribuzione divengono allora strumenti per una riforma che non è dettata dall’alto ma risponde alle esigenze del nostro tempo, un tempo privo di certezze e valori, immerso nell’informazione, investito da richieste cui è spesso difficile dare risposta.

La lettura di Libertà e professionalità dei docenti. Il diritto alla conoscenza è immediata e di grande impatto. L’invito alla riflessione è accolto con molta naturalezza, in quanto i temi affrontati toccano un quotidiano dove le denunce divengono sempre più obsolete e “rimboccarsi le maniche” diviene sempre più urgente.


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