Il saggio di
Roberto Mosena presenta un Fenoglio inedito rispetto a
quello che conosciamo. Se la critica precedente ha
chiuso la sua opera nei prevaricanti limiti del classico
della Resistenza, del neonaturalismo delle storie
langarole o del neorealismo dei racconti sul dopoguerra,
questo libro studia lo scrittore alle prese con il suo
universo immaginario, dove la costante materica
dell’acqua emerge su tutte le altre, annunciando nei
testi svolgimenti tragici o drammatici.
Come diceva
Cesare Pavese: «Di ogni scrittore si può dir mitica
quell’immagine centrale, fondamentale, inconfondibile,
cui la sua fantasia tende sempre a tornare». E proprio
alle immagini acquatiche del fiume e del mare e allo
sguardo rivolto alle nuvole del cielo che prepara
pioggia torna con ossessiva insistenza la fantasia di
Beppe Fenoglio, creando una sorta di inverno metafisico
ricolmo di simbolismi e di allusioni bibliche,
soprattutto all’idea del diluvio universale, che
impreziosiscono la sua scrittura.
Lo studio prende
in considerazione tutta l’attività di Fenoglio,
affiancando al tema specifico dell’indagine materica il
ritratto monografico dell’opera e della sua controversa
vicenda editoriale.
Roberto Mosena
(Roma, 1975) è professore a contratto nell’Università di
Roma «Tor Vergata». Collabora con le riviste «Polimnia»
e «Sincronie ». Con Fabio Pierangeli dirige il
semestrale «In limine» e il mensile d’italianistica
«Mosaico italiano», pubblicato in Brasile. Si è occupato
con numerosi saggi di letteratura italiana da Goldoni ai
nostri giorni. Ha curato miscellanee di studi su Campana
e Fenoglio, e la riduzione letteraria de Il
partigiano Johnny, di Davide Lajolo (Cisu, Roma
2006). Ha scritto