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Il libro
costituisce uno studio sistematico sulla componente
politico-giuridica del pensiero pascaliano.
L’interpretazione non ricalca i percorsi
tradizionali della letteratura sull’autore dei
Pensieri, ma tenta una strada diversa e nuova,
la cui direzione consiste nel situare la riflessione
politica di Pascal entro il contesto della politica
moderna e nel valutare la portata di tale
riflessione sullo sfondo del progressivo delinearsi
di quella che è stata definita la «macchina politica
della modernità». Ne emerge la figura di un Pascal
allo stesso tempo debitore e critico delle categorie
del moderno e in cui l’apertura alla dimensione
della trascendenza nel senso cristiano-cattolico
consente di misurare i limiti del processo di
secolarizzazione che investe la prassi e il pensiero
politici in quello scorcio storico-culturale
decisivo che è il Seicento. Pascal è messo in
dialogo – oltre che con i maggiori rappresentanti di
Port-Royal (Arnauld, Nicole, Domat) – con altri
autori, tra i quali Machiavelli, Hobbes, Spinoza,
Locke, Rousseau, Marx, che rappresentano punti di
orientamento non eludibili se si intende vagliare,
dal punto di vista teoretico, il nesso tra
religione, storia e politica, tema che rappresenta
uno dei fili conduttori del lavoro.
È stato
ovviamente necessario condurre a fondo l’esame dei
temi più noti del pensiero pascaliano (il
divertissement, le dinamiche dell’amor proprio,
la vanità del mondo, la funzione della «figura»).
Tali temi vengono considerati come parti di un’analitica
esistenziale che fa da premessa alla
teorizzazione di un ordine politico della
ragionevolezza in cui, in una prospettiva
diversa sia da quella giusnaturalistica che da
quella giuspostivistica, si condensa il senso più
proprio e più caratteristico della riflessione
politica pascaliana.
Il testo si
chiude con un tentativo di sintesi intorno al tema
della secolarizzazione, inquadrato a partire dal
confronto-scontro tra Pascal e i Gesuiti.
Roberto Gatti
insegna Filosofia politica nella Facoltà di Lettere
e Filosofia dell’Università di Perugia. È stato
presidente della Società italiana di Filosofia
politica. È direttore della rivista «Cosmopolis»
(www.cosmopolisonline.it) e fa parte del Comitato
direttivo di altre riviste, tra cui «Annuario di
Filosofia», «Dialoghi» e «Hermeneutica». È altresì
membro dei Comitati scientifici dell’Istituto per
gli studi sociali «Vittorio Bachelet», del Centro
dei congressi di cultura europea dell’Universidad de
Navarra, della Collana «Methexis» (Firenze
University Press), della Collana «Il Limnisco»
(Franco Angeli), dello «Studium generale Marcianum»
di Venezia. È responsabile del settore di Filosofia
del Dipartimento di Filosofia, Linguistica e
Letteratura dell’Università di Perugia e membro
della giunta di presidenza della Facoltà di Lettere
e Filosofia. Coordina, insieme a Giulio M. Chiodi, i
seminari sui classici della filosofia politica che,
partire dal 2000, si tengono ogni due anni a Perugia
(gli Atti sono editi da Franco Angeli). Tra i suoi
volumi: L’enigma del male. Un’interpretazione di
Rousseau, Roma 1996; Il chiaroscuro del
mondo. Il problema del male tra moderno e
post-moderno, Roma 1997; “L’impronta di ciò
che è umano”. Saggi di filosofia, Pisa 2006;
Filosofia politica, Brescia 2007. Ha tradotto e
curato una nuova edizione del Contratto sociale
di J.-J. Rousseau. Ha collaborato a numerose
voci politiche dell’Enciclopedia filosofica,
diretta da V. Melchiorre (Milano 2006). |