EDIZIONI STUDIUM Homepage Edizioni Studium EDIZIONI STUDIUM

News


 

<<< Previous Page


 

INEDITI Testimonianze sul centrismo: dopo i diari di Andreotti,
le carte di Gonella sull'
«operazione Sturzo»
 

Quando De Gasperi bloccò l'apertura a destra. A dispetto di Pio XII
 

IL DOCUMENTO - Le cause del fallimento in un appunto dallo statista trentino


Su patto atlantico Alcide De Gasperi e Pio XII si trovarono in sintonia, come ribadisce l'ultimo libro di Giulio Andreotti 1949 (Rizzoli), recensito il 17 maggio sul Corriere da Maurizio Caprara. Tre anni dopo invece, nel 1952, il Papa e il capo del governo si divisero sull'«operazione Stur­zo»: il tentativo, sponsorizzato in Vaticano, di presentare alle comunali di Roma una lista di democristiani, monarchici e missini, guidata appunto da Luigi Sturzo, per fare muro contro la sinistra frontista.

Nuova luce sulla vicenda viene da alcune carte di Guido Gonella, all'epoca segretario della Dc, depositate all'Istituto Sturzo: le ha pubblicate sulla rivista Studium Augusto D'Angelo, docente alla «Sapienza» di Roma e autore nel 2002 del libro De Gasperi, le destre e l'«operazione Sturzo» (Edizioni Studium, pp. 164, € 18).

Dai documenti emerge che a lanciare l'iniziativa fu il presidente dell'Azione cattolica, Luigi Gedda, che pose a Gonella un minaccioso dilemma: o la Dc accettava di allearsi con le destre per il voto di Roma o lui stesso avrebbe promosso una «lista del Papa» alternativa allo Scudo crociato.

Così Gonella, il 21 aprile, pregò don Sturzo di prestarsi a capeggiare una lista civica in cui figurassero esponenti monarchici e missini. Dunque - ed è una novità il sacerdote siciliano venne contattato dalla Dc e non da esponenti vaticani. Sturzo accettò, ma chiese - l'adesione scritta delle destre e la facoltà di scegliere liberamente i candidati.

In stretto raccordo con De Gasperi, Gonella il 22 aprile convinse una direzione democristiana recalcitrante ad approvare l'iniziativa. Così la palla passò a Gedda, che doveva ottenere il consenso delle destre. Ma il Msi, invece di aderire alle condizioni di Sturzo, chiese l'apertura di colloqui con le altre forze interessate.

De Gasperi non aspettava altro per affossare l'operazione. Nella notte scrisse di suo pugno un appunto - rimasto finora inedito - nel quale, mettendosi nei panni di Sturzo, spiegava come e perché la risposta missina fosse incongrua e impedisse la prosecuzione dell'iniziativa. L'indomani, 23 aprile, De Gasperi rifiutò d'incontrare Gedda, mentre monsignor Domenico Tardini (braccio destro di Pio XII) fece sapere a Gonella di ritenere opportuno che Sturzo andasse avanti. Ma la Dc agiva in direzione opposta e il sacerdote si ritirò. «Appare evidente - scrive D'Angelo - come la rapidità della rinuncia di Sturzo sia molto condizionata dalla pressione dei vertici democristiani».

Un altro punto cruciale riguarda il Papa. Si è detto che Pio XII era male informato, che Gedda travalicò i suoi voleri, che la vicenda fu costellata di equivoci. Andreotti ha riferito però che già il 20 aprile aveva trasmesso al Papa un promemoria sui rischi dell'operazione. Ciò nonostante, ancora il giorno 23 Tardini insisteva perché Sturzo non si tirasse indietro. In realtà, osserva D'Angelo, nel progetto erano coinvolte varie «personalità con accesso frequente al Pontefice». E Pio XII aveva detto a Tardini: «Io non voglio collaboratori, ma esecutori». Quindi nell'operazione Sturzo si manifestava un progetto che rispondeva ai desideri del Papa. E che De Gasperi fece di tutto per bloccare.

Antonio Carioti'

 
     
  © Copyright 2006 Edizioni Studium