L'elaborazione della scrittura dannunziana, con il suo
incomparabile e prodigioso catalogo di prestiti, di
travestimenti letterari e di referenze metatestuali, si
accompagnò alle principali strategie con le quali il
poeta tentò di accreditare i propri svolgimenti
culturali, le istanze della nuova sensibilità europea e
i fatti della propria biografia, traducendo ogni
argomentare in statuti complessi di modernità e in
turgide icone di "bellezza", cioè in un aristocratico
labirinto di epifanie linguistiche e di miti, che i
saggi raccolti in questo volume decifrano e chiariscono.
Vito Moretti insegna
Letteratura italiana e Teoria e storia dei generi
letterari nell'Università di Chieti. Si interessa di
poesia e di
cultura letteraria, sia in lingua che in dialetto, e ha
dedicato vari studi alla letteratura dal Sette al Novecento,
in prospettiva anche regionalistica. Su Gabriele
d'Annunzio ha già
pubblicato molti contributi, in Italia e
all'estero, e dello
scrittore ha curato inoltre la stampa di
testi e di
carteggi. In questa stessa collana è presente -
oltre
che con
Verga e i verismi regionali
(1999)
-
con il volume
Le forme
dell'identità. Dall'Arcadia al Decadentismo
(2001).