Il confronto delle tradizioni spirituali,
il dialogo fra le culture mostrano sempre più la
singolare attualità della nozione di meditazione, che
conosce molteplici appartenenze: figlia della tradizione
ebraico-cristiana come di quella greco-romana,
ambientata in Occidente come in Oriente, antica e
modernissima, familiare e profetica. A tali coppie
antinomiche va aggiunto il binomio “sacro-profano”,
caratteristico di una vasta ricerca che permette di
stabilire nuovi e fecondi rapporti tra i territori
dell’esperienza religiosa e quelli della creazione
letteraria, artistica, filosofica.
I saggi raccolti in questo volume
svolgono un “discorso della meditazione” quasi mai
centrato su testi canonici della letteratura dedicata a
tale tematica, ma procedono sollecitando l’opera di
poeti, letterati, filosofi, che qualche volta si sono
proclamati atei, come Leopardi (Dimensione meditativa
in Leopardi, di Lia Fava Guzzetta), che hanno
coltivato la ragione illuminista, come Pietro Verri (Le
Meditazioni sulla felicità di Pietro Verri
(1763). Brevi considerazioni, di Letizia Norci
Cagiano), o che in altri casi sono stati riconosciuti
santi, come Edith Stein (Un’autobiografia meditata:
Storia di una famiglia ebrea. Lineamenti
autobiografici: l’infanzia e gli anni giovanili di
Edith Stein, di Anna Cucchiella). In essi il termine
“meditazione” rivela come l’indeterminatezza faccia
parte in maniera profonda del suo statuto semantico, ma
anche come per quanto si muti orizzonte o si allarghi il
raggio delle occorrenze, tale indeterminatezza può non
essere perdita di senso e continuare il movimento
laborioso e conciliatore che le è proprio. |