L'attenzione
dell'autore si è concentrata in queste pagine sul
confronto-scontro tra liberali e popolari nell'ambito
della nascente democrazia di massa nell'Italia del primo
dopoguerra. Un periodo molto delicato, anche a livello
europeo, caratterizzato da profonde trasformazioni
socio-economiche e politiche.
In Italia si
assiste ad una lenta agonia delle istituzioni liberali,
che ha avuto più tappe. Una di queste è stata proprio la
mancata e leale intesa fra liberali e popolari durante i
deboli e instabili governi Nitti e Giolitti, negli anni
1919-1921, quelli della prima Legislatura (la XXV),
frutto della nuova riforma elettorale proporzionale.
L'alleanza fra gruppi liberali e PPI, l'unica possibile
in quegli anni, data l'intransigenza del PSI attestato
su posizioni massimaliste, si presenta però di difficile
attuazione a causa delle diffidenze politiche e
"culturali" reciproche.
Il volume dedica
spazio anche al nascente movimento fascista, soprattutto
a come i gruppi liberali e il PPI lo hanno vissuto, e
verifica che non in molti avevano inteso, in entrambi
gli schieramenti, la reale natura violenta e
sovvertitrice dei principi liberali, democratici e
cristiani del movimento. Dall'esame di una vasta
documentazione archivistica in gran parte inedita
emergono gli errori di valutazione dei maggiori leaders
liberali (Giolitti in testa)nei riguardi del movimento
fascista e delle sue ripetute manifestazioni
antidemocratiche e antiparlamentari, e risulta con
evidenza come essi abbiano pesato in modo decisivo sulla
crisi dello Stato e sull'avvento di Mussolini.