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La filosofia ha ancora un ruolo nello spazio
pubblico europeo e occidentale? Come si articola
oggi il rapporto fra riflessione filosofica e
istituzioni? Quale influsso ha la filosofia nelle
scelte istituzionali, nella determinazione delle
tendenze culturali e nella formazione delle correnti
d'opinione? Partendo da queste domande e curvandole
su un caso cruciale, cioè la progressiva scomparsa
della figura dell«io» dalla scena principale in cui
filosofia, cultura, sfera pubblica e azione
istituzionale si incontrano, questo libro sviluppa
un'articolata
teoria fenomenologica dell'ego
nella forma di riflessioni intorno alla coscienza e
all'identità, e alla loro funzione nel percorso
gnoseologico e nel destino storico dell’Occidente.
Da alcuni decenni, nella filosofia e nell'orientamento
culturale si è imposta una tendenza alla demolizione del
concetto di «io» con le due principali nozioni che
storicamente gli sono collegate: ragione e identità. La
conseguenza è stata una profonda eradicazione della
«prima persona» dal discorso filosofico e dalla
coscienza collettiva, dalla sensibilità culturale e
dalla percezione politica. Se la causa principale di
questa emarginazione consiste in un'interpretazione che
traccia un'equivalenza ovvero una relazione reciproca
fra la filosofia della soggettività, le idee
sociopolitiche del liberalismo e le tesi socioeconomiche
del liberismo, allora è chiaro che una difesa delle
ultime due sfere non risulterà efficace finché non
implicherà la ripresa della prima, così come una
rivalutazione della prima comporta chiaramente un
giudizio positivo sulle altre due.
Così, eliminando gli equivoci sulle possibili
incrostazioni di ciò che Husserl chiamerebbe per un
verso ingenuità naturalistica e per un altro arroganza
positivistica, questa consapevole – critica e
disincantata – apologia dellego vuole riproporre
all'attenzione dell'attuale riflessione culturale
occidentale, di quest'epoca e di quest'area cioè che sta
perdendo il suo baricentro e, quindi, la sua prospettiva
identitaria, un problema non più eludibile dal pensiero
contemporaneo e una soluzione non più liquidabile con la
sofistica decostruzionista e postmodernista. Il tema
dell'io e dell'identità soggettiva, sia individuale sia
collettiva, è infatti una questione di tale rilevanza,
che intorno ad essa si gioca una partita cruciale,
filosofica e politica.
Mostrare gli scopi ideologici e le retoriche strumentali
di questa esclusione dell«io» e del connesso rifiuto
dell'identità, e contrapporvi una teoria dellidentità
soggettiva è un compito urgente, possibile sulla base
del metodo e del pensiero fenomenologico. Ed è anche la
finalità di questo libro, che presenta una teoria
unitaria dellidentità elaborata nel quadro metodologico
e concettuale del pensiero husserliano.
Renato Cristin è professore associato di
Filosofia teoretica nellUniversità di Trieste. È stato
direttore dellIstituto Italiano di Cultura di Berlino
(2003-2006). Principali pubblicazioni:
Heidegger e Leibniz,
prefaz. di H.-G. Gadamer, Bompiani, Milano 1990;
Phänomenologie in Italien
(a cura), Königshausen & Neumann, Würzburg 1995;
Europa al plurale. Filosofia e politica per lunità
europea
(con S. Fontana), Marsilio, Venezia 1997;
La Fenomenologia e lEuropa
(a cura con M. Ruggenini), Vivarium, Napoli 1998;
Fenomenologia,
Unicopli, Milano 1999;
Fenomeno storia. Fenomenologia e storicità in Husserl e
Dilthey,
Guida, Napoli 1999;
Die Phänomenologie und Leibniz,
(a cura con K. Sakai), Alber, Freiburg/München 2000;
La rinascita dellEuropa. Husserl, la civiltà europea e
il destino dellOccidente,
Donzelli, Roma 2001;
Invito al pensiero di Edmund Husserl,
Mursia, Milano 2002,
Technologien und Lebenswelten
(a cura con G. Abel, W. Hogrebe, A. Przylebski), Parerga,
Berlin 2006;
Memento Gulag
(a cura), Duncker & Humblot, Berlin 2006;
Philosophie und Spiritualität bei Matteo Ricci
(a cura con W. Butz), Parerga, Berlin 2007.
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