|
Doc. 3 - Appunto di Guido
Gonella su suo colloquio con Luigi Gedda il 20
aprile 1952
«20 aprile 1952
Ho chiesto un appuntamento con il prof. Gedda.
Alle ore 20.30 ho avuto un colloquio nella sua
abitazione.
Anzitutto ho espresso la preoccupazione per le
voci che girano, secondo le quali il C.[omitati]
C.[ivici] o l’Azione Cattolica starebbe per
preparare una lista dei cattolici. Ho soggiunto
che la cosa mi sembrava infondata, non avendo egli
mai fatto cenno di ciò negli incontri quotidiani.
Il prof. Gedda mi ha risposto: “Si tratta di un
fatto nuovo. Stamane ho avuto la direttiva
di preparare entro domani una lista di cattolici
per presentarla nelle elezioni e polarizzare su
essa i voti dei cattolici. Nello stesso tempo,
entro la mattinata di domani, i presidenti
dell’Azione Cattolica verrebbero invitati a
ritirarsi dalla lista della D.C.”.
Richiamai il prof. Gedda sulla gravità della
cosa, chiedendogli se vi era una possibilità di
evitarla.
Mi rispose che si poteva evitare con l’adesione
delle D.C. ad una Lista civica comprendente il
MSI. Aggiunse che questa era la conseguenza dei
rifiuti della D.C. alle sue proposte.
Precisai che non si era mai rifiutato il
principio della concentrazione anticomunista la
più ampia possibile, comprendente tutti i partiti
del centro, del centro-sinistra e del
centro-destra. Ancora oggi siamo pronti ad
accettare questa soluzione e a rinunciare
all’apparentamento a quattro già concluso.
Illustrai gli sforzi fatti da De Gasperi per
persuadere Pacciardi ed altri, ma tali sforzi
risultarono negativi. Non è la buona volontà che
manca, è l’impossibilità materiale di disporre
della volontà altrui. Se egli riuscirà a
persuadere chi non siamo riusciti a persuadere,
gliene saremo grati. Soggiunsi che la Lista civica
composta dalla D.C. più Destre non era la
concentrazione anticomunista di cui si era parlato
anche nel “Popolo”, ma una lista di parte che,
oltre a spostare l’asse politico, aggiungeva poco
alle già positive possibilità di vittoria con lo
schieramento attuale.
Gedda precisò che il tempo stringe e che ormai
tutte le mie considerazioni erano superate. O
accettare la Lista civica con le destre oppure
entro la mattinata di domani avrebbe avuto vita la
lista dei cattolici. Aggiunse che nel pomeriggio
di oggi aveva avuto colloqui con varie persone ed
anche con il “Fronte della Famiglia” per preparare
la Lista che è in via di elaborazione.
Risposi che nei precedenti colloqui, e
riferendosi anche ad altre situazioni, su mia
domanda egli sempre escluse che i Comitati Civici
presentassero liste, ed io precisai ciò nelle
istruzioni date agli organi provinciali del
Partito.
- Gedda allora non precisò chi sarebbe
stato propriamente il presentatore: egli intanto
aveva avuto l’incarico di preparare la lista e si
era già messo al lavoro. Noi siamo i due terzi dei
vostri voti.
- Chiesi che intendeva fare di tale lista:
si presenta da sola o si apparenta?
- Gedda risponde: poi si vedrà “se sarà
opportuno apparentare questa lista da una parte o
dall’altra”. E’ certo che i cattolici verranno
invitati a votare per tale lista e non per altre.
Aggiunse: “Tu sei il responsabile del Partito:
accetta le mia proposta e tutto si conclude bene”.
- Risposi che la responsabilità della cosa era
anche governativa e che comunque non avrei fatto
nulla se non d’accordo con De Gasperi e con gli
altri responsabili del Partito. Quindi precisai:
siamo posti davanti ad un fatto nuovo che non ci
lascia alternative. Se insistiamo nella linea sin
qui seguita e della quale siamo ancora convinti,
spacchiamo l’unità politica dei cattolici. Noi di
questo delitto non ci macchieremo mai. Io certo
no, ma ritengo con certezza che tale è il pensiero
anche di De Gasperi. Preferiamo andarcene tutti,
poi altri vedranno. Quindi, di fronte ad un fatto
sul quale non ci è dato influire, non ci resta che
un’alternativa: o andarcene o rinviare le
elezioni.
- Gedda rispose che egli sarebbe stato ben lieto
del rinvio che già propose a De Gasperi oltre un
mese fa senza ottenere alcuna soddisfazione.
Suggerì di speculare sulla questione di Trieste
per motivare il rinvio.
- Gli dissi che della questione di Trieste già io
gli aveva parlato, ma che De Gasperi guarda il
problema con grande senso di responsabilità
nazionale che consiglia di non mettersi in un
vicolo cieco.
Allora, soggiunsi: forse sono preferibili le
dimissioni del Governo.
- Gedda rispose in modo tale da considerare le
elezioni, più che come una causa necessaria e
sufficiente per il rinvio, come una vendetta o un
ripicco. Disse: quando parlate così vuol dire che
non volete venirci incontro.
- Gli ricordai Don Rodrigo: questo matrimonio non
si ha da fare, ma aggiunsi che qui la colpa era
molto più semplice perché non erano in gioco
questioni sacramentali.
Infine chiesi tempo per riferire a Da Gasperi e
riflettere, sottolineando che, se non mi fossi
recato a casa di Gedda per chiedere informazioni,
egli sarebbe andato avanti senza informare.
- Alla fine mi disse: rinviate ed io non penso
più alla lista.
- Risposi: se si riterrà opportuno rinviare,
bisogna che lasciate a noi scegliere il momento
fino al 25 maggio, per cogliere l’occasione
favorevole e non sfigurare.
- Gedda accettò questa condizione di un rinvio
entro il 25 maggio anzichè entro il 25 aprile.
Però soggiunse: ci vuole il più rigoroso impegno
fra galantuomini che il rinvio ci sarà.
- Precisai che con questo impegno noi avremmo
presentato la lista a quattro, e nessuna lista
civica sarebbe stata presentata.
- Gedda consentì previamente e concluse: Desidero
la risposta entro domattina presto, perché io devo
lavorare per la formazione della lista.
-Conclusi che questa era una giornata ben triste
per me dovendogli chiedere di spostare il termine
a mezzogiorno di domani.
-Consentì a mo’ di concessione.»
|