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Diario di guerra(settembre 1943-maggio 1945)

  Dal 9 settembre 1943 fino alla fine di maggio del 1945, durante i mesi della repubblica Sociale italiana e dell’occupazione tedesca, mons. Adriano Bernareggi registrò le proprie giornate su alcuni fogli di quaderno. in quelli che lui stesso ha definito degli “appunti”, nelle ore notturne il vescovo annotò i fatti quotidiani, riportando le informazioni che, da diverse parti, giungevano in Curia. Giorno dopo giorno, prese forma un vero e proprio “diario di guerra”, un documento di straordinaria rilevanza storiografica e umana. Le sue pagine spalancano una finestra non solo sulla città e sulla provincia ma anche sull’animo di mons. Bernareggi. La Curia si trasforma in un osservatorio, dal quale leggere i mesi dell’occupazione con gli occhi del vescovo. Quella tracciata dal diario è una storia della guerra civile nella bergamasca dall’interno dell’episcopio. di fronte agli avvenimenti, il vescovo si mosse seguendo precisi schemi teologici. Tuttavia, tali riferimenti dovevano essere declinati in un contesto confuso e, quasi sempre, partendo da informazioni imprecise, lacunose, talora fuorvianti. Quotidianamente, mons. Bernareggi si scontrò con la necessità di mediare i principi morali con l’esigenza del bene comune, prendendo decisioni controverse e, spesso, incomprensibili oltre i muri del palazzo vescovile. Il diario apre così uno squarcio sull’animo del vescovo, chiamato ad assumersi la responsabilità di una carità universale che si scontrava con quella “scuola intensiva di violenza” che era la guerra.   Nato a Oreno da una famiglia di piccoli commercianti, dopo gli studi a Roma in teologia, filosofia e diritto, Adriano Bernareggi (1884-1953) insegnò presso il Seminario di Milano e l’università Cattolica del S. Cuore. La sua particolare sensibilità verso la cultura e il bisogno di una spiritualità in grado di rispondere all’ansia religiosa dell’uomo moderno lo spinsero a impegnarsi nel movimento liturgico milanese. dagli anni Venti iniziò un dialogo profondo con i principali centri di rinnovamento liturgico-artistico italiani e stranieri, in particolare l’abbazia tedesca di Maria Laach. Dopo il ministero presso la parrocchia milanese di S. Vittore al Corpo, nel 1931 fu scelto da Pio XI quale vescovo coadiutore del prelato bergamasco Luigi Maria Marelli. insediatosi nel febbraio 1932, rimase alla guida della diocesi per un ventennio. Seguendo la sua pastorale, la Chiesa bergamasca si mosse negli spazi aperti dal Concordato, nel tentativo di riportare a Cristo una società investita dalla secolarizzazione. Contro il formalismo religioso, invitò il clero a proporre la liturgia quale strumento di una fede vissuta e partecipata, in grado di rigenerare spiritualmente il mondo moderno. In questo sforzo di riconquista, particolare attenzione dedicò all’azione Cattolica, specie ai rami giovanili e alle sezioni intellettuali. Dopo la guerra, si impegnò nella costruzione di una Chiesa capace di rinnovare le modalità di testimonianza del messaggio evangelico. il cattolicesimo doveva interpretare e indirizzare i processi di trasformazione avviati dalla ripresa economica e dalla rinascita democratica del Paese. Per realizzare tale obiettivo, i suoi sforzi furono diretti a dilatare la presenza cristiana nel sociale, nella cultura, nel mondo del lavoro, da un lato rafforzando il ruolo formativo dell’Azione Cattolica, dall’altro lato valorizzando le ACLI.  

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Adriano Bernareggi

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Caratteristiche

Anno: 2013
Numero pagine: 560
ISBN: 978-88-382-4236-6
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