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Bergson e la filosofia bergsoniana

A cura di Cristiana Lardo


«Sono le morali dure, dove possono esserci delle nicchie piene di polvere, di microbi, di muffa, degli incavi di putredine, degli angoli nelle rigidità, del deposito, lues, e quello che i Latini chiamavano situs, una muffa, una sporcizia che viene dall’immobilità, dall’essere lasciati là. Sporcizia per essere stati lasciati là. E invece le morali sinuose esigono un cuore perpetuamente tenuto in luce. Un cuore perpetuamente puro. Siamo lavati da una simile amarezza. E allo stesso modo i metodi sinuosi, le logiche sinuose richiedono uno spirito perpetuamente tenuto in luce, uno spirito perpetuamente puro. Sono le morali sinuose e non quelle rigide che mettono in atto le costrizioni più implacabilmente dure. Le uniche che non si assentano mai. Le uniche che non perdonano. Sono le morali sinuose, i metodi sinuosi, le logiche sinuose che mettono in atto le costrizioni somme. Ecco perché l’uomo più onesto non è colui che accetta regole apparenti. È colui che resta al suo posto, lavora, soffre e tace» (Charles Péguy).
«Péguy ha colto il mio pensiero essenziale come io non l’ho ancora espresso, come vorrei tanto esprimerlo» (Henri Bergson).
Introduzione di Gianni Valente
Postfazione di Gabriele Laffranchi

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Charles Péguy

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  (1873-1914) ha scritto poesia, teatro, saggi. Ha scritto di lui Hans Urs von Balthasar: «Péguy è indivisibile. Lo è grazie a un radicarsi nel profondo, là dove mondo e Chiesa, mondo e grazia si incontrano e si compenetrano sino a essere inscindibili».

Caratteristiche

Anno: 2021
Numero pagine: 96
ISBN: 978-88-382-5111-5
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