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Frantumi

Boine, a causa della sua forte esigenza di integrità, non sempre riuscì a distinguere tra la pagina della discussione filosofica (Esperienza religiosa, 1910), della narrazione (Il peccato, 1914), della interpretazione critica (Plausi e botte, rubrica di segnalazioni librarie tenute su «La Riviera ligure» fra il 1914 e il 1916) e della prosa lirica (Frantumi, 1918, edizione postuma). La sua opera nasce infatti dal contrasto tra tensione anarchica, libertaria, e un’esigenza di organicità ed ordine. La sua poesia si trova soprattutto in alcuni frammenti di prosa descrittiva dove si vede lo sforzo nel cercare l’equilibrio tra il desiderio della lucidità, il controllo della ragione e la veemenza delle allucinazioni. In questo senso Boine può considerarsi quasi l’unico scrittore italiano del suo tempo che abbia in sé parte dell’angosciata densità di Nietzsche. Nei componimenti di Frantumi la scrittura è rotta, la lingua usata e il ritmo stanno a metà tra la poesia e la prosa e sembrano dichiarare lo sgretolamento di ogni legge. Il linguaggio che ne deriva è un linguaggio molto particolare, che risulta dalla disarticolazione di quello tradizionale.
A cura di Simone Bocchetta
Introduzione di Roberto Mosena

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Giovanni Boine

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(1887-1917) fu uno degli intellettuali più eminenti ma anche atipici del gruppo “vociano”. Ligure per nascita, studiò a Milano dove s’iscrisse, nell’anno accademico 1906-1907, alla Regia Accademia scientifico-letteraria ed ebbe, come compagni di corso, Clemente Rebora e Antonio Banfi. Soggiornò anche a Parigi, dove approfondì gli studi filosofici.

Caratteristiche

Anno: 2022
Numero pagine: 128
ISBN: 978-88-382-5135-1
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